Africa? Una nuova storia PDF Stampa E-mail
Scritto da Marcella Colacino   
Sabato 26 Dicembre 2009 11:18

Per iniziare a delineare una nuova storia dell’Africa, che cerchi di pensare alle “parti di presente” che permettono di guardare al futuro in maniera più serena di quanto non faccia il riflettere sulle tante, troppe ingiustizie che questa terra si trova a subire, si può partire dalla creatività, dall’immaginazione, dalla fantasia; in due parole: dall’arte africana.

E l’arte africana, in diverse sue forme, è ben rappresentata dalla mostra Africa? Una nuova storia, ospitata dal Complesso del Vittoriano di Roma (19 novembre 2009 al 17 gennaio 2010), che contribuisce alla conoscenza e alla visibilità di alcune opere e di alcuni esponenti raccolti nella  ''Collezione Pigozzi di Arte Contemporanea Africana'': un'antologia di opere di vari artisti (Amani Bodo, Pierre Bodo, Frédéric Bruly Bouabré, Demba Camara, Seni Awa Camara, Chéri Chérin, Calixte Dakpogan, Efiaimbielo, Gedewon, Romuald Hazoumé, Bodys Isek Kingelez, Samuel Kané Kwei, George Lilanga, Esther Mahlangu, Abu Bakarr Mansaray, Joshua Okoromodeke, Richard Onyango, Chéri Samba, Pascale Marthine Tayou, Pathy Tshindele) alcuni provenienti da grandi centri urbani, altri attivi in regioni più isolate dove, rimanendo legati alle loro tradizioni, contribuiscono allo stesso modo a dare ad esse nuova linfa.

In un'altra sezione della mostra sono presenti opere di artisti scelti in collaborazione con alcune Ambasciate dei Paesi dell'Africa sub-sahariana (Chikonzero Chazunguza, Soly Cissé, Rashid Diab, Idrissa Diarra, Abdoulaye Konaté, Herman Mbamba, Lilian Mary Nabulime, Abdul Naguib, Shine Tani).

In sintesi quella che ci viene mostrata è una prospettiva moderna, che va oltre le emergenze sanitarie, civili, economiche e sociali senza mai dimenticarle, capendo e sapendo che è anche da un punto di vista strettamente culturale che esse vanno combattute, sviluppando un’autonomia artistica già da sempre presente in maniere sempre nuove, simboliche, legate alla propria terra e a suoi problemi.

Come dichiarato da uno degli artisti presenti in mostra, Frédéric Bruly Bouabré: “L’arte è […] cercare e trovare la sublime innocenza. L’arte è professare la lingua che illumina, risolve, spiega, e ordina le leggi eterne della ragione ben intenzionata che fa fraternizzare tutti i membri della grande umanità. L’arte è saper far vivere, per la riproduzione e la conservazione eterna del benessere del mondo. L’arte affascina fino all’emozione gioiosa la mano nemica che accetta, a dispetto riconosciuto della guerra satanica, la firma del ritorno allo stato di pace. L’arte è la spiegazione che dimostra all’umanità l’inconfutabile ragione dell’esistenza di Dio, di cui la perfetta e sempre eterna imitazione delle opere infinite risponde al nome della grande civilizzazione”[1].

È da una tale, forte, concezione dell’arte – fatta propria da uno dei veri decani dell’arte africana, Frédéric Bruly Bouabré, nato l’11 Marzo del 1921, a Zéprégühé, in Costa D’Avorio – che si può partire per parlare dell’Africa, di una strada privilegiata per capirla, per conoscerla, per riuscire ad avere un rapporto con lei che non implichi nessun tipo di sudditanza e nessun rimorso. Un rapporto tra arti ed artisti, vitale e pieno di speranza anche nella denuncia più concreta. Al di là dell'egemonia Occidentale ed eurocentrica nel distinguere ciò che è arte da ciò che non lo è e ciò che è 'moderno' o ‘contemporaneo’ (nell'accezione qualitativa del termine) da quello che è 'tradizionale' o ‘copia’, si arriva così ad una terra dalle molte culture che alle molte culture restituisce se stessa, il suo essere culla di civiltà e, nonostante tutto, la sua libertà, testimoniata dall’unicità di ogni artista e di ogni opera presente in mostra.



 

 

 



[1] Cit. in Joëlle Busca, Perspective sur l’art contemporain Africain, edizioni L’Harmattan, Parigi 2000, p. 54.

Ultimo aggiornamento Sabato 26 Dicembre 2009 11:22